• Luca Maltinti Guidi

"BIANCO NATALE (VERAMENTE SAREBBE ROSSO, MA VA BENE UGUALMENTE)" - di Luca Maltinti Guidi



Natale 2021, è già un miracolo che ci siamo arrivati tutti interi, o quasi.


Mi sono sempre chiesto se fosse normale perdere interesse per questa festa, da bambino non aspettavo altro, un po’ come tutti i bambini insomma. O forse no?


Non avevo grandi aspirazioni. Ogni anno veniva fatto questo albero gigantesco in salotto e veniva riempito di palline colorate, nastri, lucine stroboscopiche che pareva di essere al Cocoricò. E i regali! Tonnellate di regali di ogni forma e dimensione, ed ero felice da una parte, ma dall’altra ero inquieto.


Nel mio animo di bambino di 8 anni si celava già un sessantenne, e crescendo le cose non sono migliorate affatto. L’età che mi sentivo di avere aumentava col passare dei miei anni biologici: adesso credo di aver passato la novantina.


Arrivava sempre il momento in cui le maestre a scuola ci facevano scrivere la letterina a babbo natale, ed io lo riempivo di cose tipo: vorrei che gli altri bambini del mondo non soffrissero più, e poi ci infilavo un videogioco del super nintendo, così per non far sentire Babbo Natale del tutto inutile. Voglio dire, con tutta la strada che doveva fare dal polo nord (suppergiù dalle parti di Brembate di Sotto, credo) poteva sentirsi gratificato di avermi portato qualcosa di dannatamente consumistico.


Ma torniamo alla fine delle sofferenze. La chiedevo spesso perché confondevo la figura di Babbo Natale con quella di nostro Signore, c’era un evidente conflitto di interessi in me (o semplicemente confusione allo stato puro). Tra le “sofferenza” che chiedevo venissero abolite c’era la fame nel mondo, e qui la faccenda si complicava e non poco. Perché da una parte volevo che gli altri bambini del mondo non facessero la fame, dall’altra mi toccava il cotechino al pranzo di Natale, che io detestavo. Ma come facevo a non mangiarlo, mi sembrava di venir meno alla mia stessa richiesta. Quindi lo mangiavo, ma lo odiavo, con quel sapore grasso e appiccicaticcio. Bleagh! Una volta cresciuto non lo avrei più toccato, tutt’oggi se me lo offrono dico: “No grazie, predico la fine della fame nel mondo, ma a modo mio!”.


Come detto prima, regali non ne volevo, tranne qualche robot o videogioco, ma capitava anche lì l’imprevisto! A voi è mai successo che si presentasse in visita qualche parente sconosciuto sotto natale? Beh a me si! Una volta venne a trovarci una zia, tale Guglielma (purtroppo non inventato), mai vista in vita mia. Sembrava un albero di natale anch’essa da quanto era agghindata, se non si fosse spruzzata del pessimo profumo scadente. Mi portano in processione al suo cospetto, nemmeno fossi il bambinello del presepe, e se ne esce con: “Ma chi è questo bel bambino! Tu on ti ricordi di me….. bla bla bla.”. La vera tragedia era il commiato, quando chiedeva di abbracciarti e ti voleva baciare. Ma io non voglio! Ma chi è questa! Puzza, è brutta! Però bisognava farlo. Mi avvicinavo, le davo un bacetto e lei mi agguantava come Medusa nel film “La Sirenetta”, e mi baciava a sua volta. Aveva i baffi. Crescendo ho scoperto che mi piace portarli, chissà, forse è quello il lascito di zia Guglielma (mai più rivista peraltro).


A natale vige una regola molto importante, quella del passa-regalo. Se una cosa non ti piace, non gettarla, potrebbe servirti l’anno prossimo! E così finiva che quel singolo dono, una sciarpa di lana rossa che bucava manco fosse fatta di vetro, veniva magicamente passato a qualcun altro. La regola del passa-regalo ha tuttavia un limite, non lo si pufar passare di mano più di un tot di volte, altrimenti ti ricapiterà tra le mani prima o poi. Garantito!


Non mi sono mai levato dalla testa che natale sia una di quelle feste dove le frasi fatte si sprecano, tipo: a natale siamo tutti più buoni. Quante volte l’ho sentita dire. In generale dovrebbe essere così, ma le feste hanno il sinistro potere di tirare fuori traumi irrisolti o brutti ricordi. A me capitava e capita spesso (quest’anno non fa eccezione) di fissare lo sguardo fuori dalla finestra e osservare, aspettando qualcosa. Io volevo solo la fine della sofferenza del mondo, perché devo sempre fare i conti con certi pensieri? Natale mi sta sul c***o, forse perché affrontare è difficile, e così ti ritrovi a fissare la neve che cade fuori dalla finestra e ci speri un pò ancora.


A quel ragazzo del quale eri cotto alle superiori e ti sorrideva dal banco dietro al tuo.

A quella ragazza con la quale stavi ore seduto sul muretto davanti casa sua ad ascoltare le sue pene d’amore, mentre tu volevi solo baciarla.

A quel barbone ubriaco e puzzolente, che dorme sotto il loggiato della chiesa, magari aveva una casa ed una famiglia una volta.

A quel cagnolino che volevi tanto prendere ma tuo padre non voleva. 


A quel bacio strappato che non sapevi sarebbe stato l’ultimo.

A quel sorriso che si sarebbe spento per un incidente in motorino.

A quella madre disgraziata che non c’è mai stata dal quale aspetti ancora un “ti voglio bene”. A mia madre, che ho fatto penare per anni, quando uscivo e non rientravo mai e passava le notti insonni.

A mio padre che sperava diventassi un pò come lui, e invece sono sempre me stesso, che credo che le persone siano tutte buone.

A me stesso, che ho trovato l’amore, nonostante il covid e non ce lo siamo mai attaccato a vicenda.


Se il mondo è un pò più bello è solo perché ci sono persone che non smettono di credere nel prossimo. Ma ricordiamoci che la bontà viene dal cuore, ed il cuore è un muscolo, va allenato sempre ad amare.


Buon Natale!


PS. Mi è arrivato un pacchetto per corriere. Una sciarpa rossa, lo sapevo! Tutte le sante volte!

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