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SERENA ZERINI: TRA SPORT, AMORE E SCARPINI DA CALCIO.TUTTI I “GOL” DI WONDER SERE.

Aggiornamento: mar 29

Di Martina Salvini

Un campetto da calcio, due squadre improvvisate, gli amici di sempre, la scuola lontana anni luce, la voglia di correre nel vento, un piccolo microcosmo verde che sa di libertà, e poi lui: un pallone.

Spesso diamo per scontato che tutte le bambine sognino di indossare un tutù e calcare un elegante palcoscenico, che abbiano sogni fatti di organza e di movimenti eleganti cuciti sopra alla musica.

Alcune hanno sogni differenti da quelli che gli altri si aspettano da loro, sono quelle che hanno il coraggio di guardarsi dentro, nella loro ingenuità di bimbe, per scegliere la strada che le rispecchia di più, nonostante tutto.

Serena Zerini è stata una di loro.

Dopo aver sperimentato molti sport differenti è approdata in quel mondo che a molte appare precluso, un mondo fatto di scarpini e di calci tirati ad un pallone.

«La prima volta che tocchi un pallone non la dimentichi», mi dice quando ci sentiamo la prima volta per telefono.

La sento ridere attraverso la cornetta, non ci siamo ancora conosciute eppure quella risata mi entra dentro, è la risata delle persone felici, quelle che, con la loro aura di luce, riescono a contagiare il mondo che le circonda.

Serena Zerini è preparatrice atletica FIGC, con un passato da stella del calcio femminile.

Le donne, come sappiamo, non hanno vita facile sul campo da calcio, ma la sua forza di volontà e il suo coraggio la hanno portata lontano, fra applausi e pacche sulle spalle dei compagni.

«Ricevere incoraggiamento dai ragazzi ti gratifica tantissimo, sono loro che mi hanno dato il soprannome Wonder», mi racconta quando ci vediamo.

Serena ha fatto della sua passione per lo sport una professione, quando parla del suo lavoro gli occhi le brillano e non può fare a meno di commuoversi.



Mi racconta della tenacia e della determinazione che la hanno sempre accompagnata nella sua carriera, della fatica che ha sperimentato mentre cercava il suo posto in un mondo di maschi, ma, soprattutto, mi ha parlato di amore.

L’amore è in grado di trasformare quello che facciamo in un regalo prezioso, da donare a chi ci circonda.

Fin da piccoli ai bambini viene insegnato che esistono sport da maschio e sport da femmina; le bambine vengono generalmente orientate verso sport più “dolci”, come la danza o la ginnastica, che modellano la figura e la rendono sinuosa.


La cosa che più colpisce è la grande attenzione che, già dalla più tenera età, si pone sul corpo delle donne, insegnando loro che lo sport servirà a rendere il loro aspetto bello da guardare, conforme a ciò che ci si aspetta da loro.

Non è escluso sentire sconsigliare sport di forza alle donne perché “irrobustiscono” il fisico, andando contro a quello stereotipo che vuole i loro corpi sottili ed eleganti, in netto contrasto alla forza che, invece, è tipica del corpo maschile.


Durante la nostra chiacchierata domando a Serena cosa chiedono maggiormente le donne che si rivolgono a lei, curiosa e speranzosa in una risposta diversa rispetto a quella che già mi aspettavo.

«Dimagrire!», mi dice lei con gli occhi leggermente torbidi, velati da qualcosa che in realtà la rattrista.

La pressione che una donna deve affrontare quotidianamente in relazione al suo corpo è più elevata di quanto pensiamo: lo sport diventa un alleato importante nella sua missione quotidiana verso il raggiungimento della magrezza, un amico fidato nel quale rifugiarsi per cambiare quelle parti che non le piacciono, dimenticandosi che le funzioni del movimento fisico sono molteplici, tutte importanti e spesso non c’entrano nulla con la forma fisica.

Lo sport dovrebbe far sentire più forti, più sicuri di sé, aumentare la concentrazione e favorire l’apporto di endorfine nel nostro corpo (i cosiddetti “ormoni del buon umore”), oltre che essere fondamentale per mantenerci in buona salute.


Le attività motorie che compiamo, ci spiega Serena durante la nostra intervista, sono naturali per noi, siamo abituati da sempre a farle, è la natura dell’essere umano.

L’approccio che dovremmo mantenere nei confronti dello sport dovrebbe essere il più naturale e pulito possibile: come qualcosa che ci fa stare bene, dimenticandoci del “peso” del nostro corpo.

Lo stigma del corpo grasso contribuisce ad insinuare un’ansia perenne che porta ad un approccio errato all’attività motoria : sempre più tendente alla quantità, alla durata prolungata e ai risultati raggiunti nel breve termine.


La missione di Serena, invece, è quella di puntare al benessere delle sue clienti, a far sperimentare agli altri la gioia che prova lei durante l’allenamento.

Il corpo può divenire lo strumento per il raggiungimento di un fine altro, che va oltre l’immagine che ci rimanda lo specchio.


Alla fine della nostra chiacchierata abbiamo provato ad elencare dei modi alternativi per educare allo sport fin dall’infanzia, studiando le capacità e le aspirazioni dei bambini per aiutarli ad orientarsi verso ciò che è più adatto a loro e alle loro inclinazioni, lontano da stereotipi e da falsi miti.


I limiti che ci imponiamo a volte sono solo immaginari, dettati da retaggi sbagliati o da false credenze che ci sono state tramandate fin dall’infanzia:

con le persone giuste, però, quelle in grado di sostenere e guidare in maniera sana e oggettiva, i limiti possono essere abbattuti.

Sono sicura che Serena, con la sua semplicità e il suo sorriso grande, riuscirà a vincere anche questa sfida, portandosi a casa l’ennesima vittoria.


La nostra intervista con Serena Zerini è stata registrata il 7 febbraio 2021, anniversario della morte del ciclista e dirigente Franco Ballerini.

Alla famiglia va tutto il nostro affetto e questa intervista, a nome di tutto il collettivo Arkadia.




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